Capitolo 25
si svegliato in parte per fanatico, in parte per scopi politici; ma io
non creda mai che lui che uscì ultimamente di un gin fu visto-
negozio; lui è troppo saggio, o piuttosto troppo astuto, per quello."
Io stetti ascoltando queste persone fino a sera era a portata di mano. IO
poi li lasciò, e senza ritornare alla locanda andò a zonzo sul
faccia un ponte su al verde, dove le tende stettero in piedi. Io salii a loro:
due donne sedettero all'ingresso di uno; un uomo stato loro vicino, ed il
bambini che io avevo visto prima, era a portata di mano gambolling vicino.
Una delle donne era approssimativamente quaranta, l'altro dei venti anni
più giovane; ambo erano brutti. Il più giovane era un maleducato, stupido-guardando
creatura, con guance rosse e capelli più rossi ma c'era un trattino di
intelligenza e similmente della selvatichezza nell'espressione del
donna più vecchio i cui carnagione e capelli erano piuttosto scuri. L'uomo
era sulla stessa età come la donna più vecchio; lui aveva piuttosto un acuto
guardi, e fu vestito in cappello, tonaca-cappotto bianco, deretani di velluto a coste,
calze lunghe e scarpe. Io li diedi il sigillo della sera.
"Buona sera al Suo haner", detto l'uomo - la Buona sera" a Lei,
signore", detto la donna; mentre i più giovani borbottarono qualche cosa,
probabilmente allo stesso effetto, ma che io non presi.
"Tempo eccellente", disse io.
"Molto, signore", detto la donna più vecchio. "Non La voglia per favore per sedere
in giù?" ed arrivando di nuovo alla tenda, lei estrasse un sgabello
quale lei mise vicina io.
Io mi sedetti sullo sgabello. "Non è da queste parti?" detto io,
indirizzandosi all'uomo.
"Noi non siamo, il Suo haner", detto l'uomo; "noi siamo dell'Irlanda."
"E questa signora", disse io, facendo segno a con la mia testa al sambuco
femmina, "è, io suppongo, Sua moglie."
"Lei è, il Suo haner, ed i bambini che vede il Suo haner sono mio
bambini."
"E che questa giovane signora è?" detto io, facendo segno ad al goffo-
ragazza che guarda.