Capitolo 65
Lei non ha fatto secondi, così, io L'avverto che io mi licenzierò."
"Molto bene, Monsieur", Gerfaut detto, guardando fissamente a lui; "Lei anche
indubbiamente ricordi le mie parole; la scoperta di questo corpo li darà
ancora più peso. L'accusatore pubblico già ha cominciato il suo
procedimenti preliminari; ricordi che dipende da me come loro saranno
completato. La deposizione circa la quale io gli parlai è nelle mani di
una persona sicura che è istruita pienamente per avvalersi di lui se necessario."
"Marillac, io suppongo", Cristiano detto, in un cattivo tono; "lui è Suo
confidente. È un fatale segreto che Lei ha confidato a lui, Monsieur.
Se io sopravvivo oggi, io dovrò assicurare il suo silenzio. Tutti questo
sangue, passato, presente, e futuro sono sulla Sua testa!"
Profondamente colpito da questo rimprovero, il Vicomte inarcò la sua testa in silenzio.
"Ecco il mio luogo", detto il Barone, fermando prima il tronco di un vecchio
quercia, "e c'è l'olmo dove è collocarsi Lei."
Gerfaut si fermò, e detto, in una voce tremante:
"Monsieur, uno di noi non lascerà questi boschi vivi. Nella presenza
di morte, uno dice la verità. Io spero nella Sua pace di mente, e mio
possieda, che Lei crederà le mie ultime parole. Io giuro a Lei, sul mio onore
e da tutti che sono sacri, che de di Signora Bergenheim è innocente."
Lui inarcò, e prelevò da Cristiano senza aspettare una risposta.
Bergenheim e Gerfaut erano fuori di vista degli altri, e stette in piedi a
i loro posti con occhi assicurati sull'un l'altro. La fossa era larga
abbastanza per impedire ai rami degli alberi di agitarli; al
distanza di sessanta piedi che li disgiunsero ognuno potrebbe vedere il suo
posizione avversario immobile, incorniciò dal fogliame verde. Improvvisamente,
abbaiando fu sentito nella distanza, parzialmente affogò dal fuoco di un
pistola. Alcuni secondo più tardi, due rapporti deboli furono sentiti, seguì da un
imprecazione dal de di Monsieur Camier i cui berretti balenarono nel tegame. Il