Capitolo 32
il cucciolo di svenimento nelle sue braccio, portandola come dolcemente come una madre
un infante, senza agitarsi se o non lui stava andando via
parte delle sue cappotto-code coi cane da caccia selvaggi.
Quando la vecchia signora vide l'oggetto del suo amore messo ai suoi piedi coperti
con fango, spruzzò con sangue, ed emettendo gemiti soffocati che lei
preso per il morte-sonaglio, lei precipitò di nuovo sulla sua sedia ammutolito.
"Ci permetta di andare", Bergenheim detto in una voce bassa, prendendo il suo ospite dal braccio.
Gerfaut gettò un sguardo circa lui e cercò gli occhi di Clemence, ma lui faceva
non li trovi. Senza agitarsi come alla disperazione di sua zia,
Clemence aveva affrettato alla sua stanza; per lei sentì la necessità della solitudine
per calmare le sue emozioni, o forse viverli su un secondo
tempo. Ottava si dimise a seguendo il suo compagno. Alla fine di
alcuni momenti, l'abbaiare dei cani, il faceto dei cacciatori, anche
il vento negli alberi e le foglie che frusciano, aveva annoiato Ottava a così
un'estensione che, nonostante lui, la sua faccia lo tradì.
"Cosa una faccia addolorata che Lei ha!" esclamato il suo oste, ridentemente. "Io sono
spiacente che io La tolsi da de di Signora Bergenheim; sembra che Lei
chiaramente preferisca la sua società al nostro."
"Sarebbe molto geloso se io fossi ammettere il fatto?" Ottava risposta,
facendo un sforzo di presumere lo stesso tono ridente come il Barone.
"Geloso! No, sul mio onore! Lei è costituito bene comunque, per dare
umbrage ad un marito povero.
Ma la gelosia non è nessuni dei miei tratti del volto di carattere, né fra mio
principi."
"Lei è filosofico!" detto l'innamorato, con un forzato sorriso.
"La mia filosofia è molto semplice. Io rispetto mia moglie troppo per sospettare
suo, ed io l'amo troppo per importunarla in anticipo con un immaginario
guaio. Se questo guaio dovesse venire, ed io ne ero sicuro, sarebbe
calcoli abbastanza per preoccuparsi di lui. Inoltre, sarebbe un affare
presto stabilì."