Capitolo 58
come Renine e Hortense chiaramente vide, la sua era una natura insolitamente debole,
incapace di reagire contro una posizione ridicola dalla quale lui aveva
sofferto sin da allora lui era un bambino e quale lui era venuto a guardare su come
finale ed irrimediabile. Lui lo sopportò come un uomo sopporta una croce che lui ha
nessuno diritto gettare a parte; ed alla stessa durata lui aveva vergogna di lui. Lui aveva
mai non parlato di lui a Genevieve, da tema di ridicolo; e dopo, su
ritornando alla sua prigione, lui era rimasto fuori dell'abitudine e la debolezza là.
Lui si sedette ad una scrivere-tavola e rapidamente scrisse una lettera che lui diede
a Renine:
"La sia gentile abbastanza per dare questa nota a Mlle. Aymard e l'implora
ancora una volta perdonarmi?"
Renine non si mosse e, quando gli altri pigiarono la lettera su lui, lui
lo preso e lo ruppe.
"Questo intende cosa?" chiesto al giovane.
"Vuole dire che io non mi addebiterò con alcuna comunicazione."
"Perché?"
"Perché Lei sta venendo con noi."
"IO?"
"Sì. Lei vedrà Mlle. A-domani di Aymard e chiede la sua mano in
matrimonio."
Giovanna Louis guardò a Renine con un piuttosto aria sdegnosa, come se lui sia
pensando:
"Ecco un uomo che non ha capito una parola di quell'alla quale io sto spiegando
lui."
Ma Hortense salì a Renine:
"Perché dice quello?"
"Perché sarà come dico io."
"Ma Lei deve avere le Sue ragioni?"
"Uno solamente; ma sarà abbastanza, provvide questo gentiluomo è così il genere come a
mi aiuti nel mio enquiries."
"Enquiries? Con che oggetto?" chiesto al giovane.
"Con l'oggetto di provare che la Sua storia non è piuttosto accurata."
Giovanna Louis prese umbrage a questo:
"Io devo chiedere a Lei di credere, monsieur che io non ho detto una parola che è
non la verità esatta."
"Io mi espressi male", Renine detto, con grande gentilezza. "Certamente
Lei non ha detto una parola che non si confa con quello che Lei crede essere
la verità esatta. Ma la verità non è, non può essere quell'al quale Lei lo crede
sia."
Il giovane si piegò le braccio: