Capitolo 30
"Può fare nulla per lei, può?" Hortense chiesto.
"Ora" è mezzo-passato undici, lui rispose, in un tono ansioso, "e è
succeda mattina di a-domani."
"Pensa che lui è colpevole?"
"Io non so.... Io non so.... La condanna della donna povera anche è
impressionante essere trascurato. Quando due persone vivono insieme da anni,
loro non possono sbagliarsi proprio circa l'un l'altro a quel grado. Ed ancora...."
Lui si protese su un sofà ed accese una sigaretta. Lui fumò tre in
successione, senza una parola da alcuno uno per interrompere il suo treno di pensiero.
A volte lui guardò al suo orologio. Ogni minuto era di così
importanza!
Finalmente lui risalì a Madeleine Aubrieux, prese le sue mani e disse, molto
dolcemente:
"Lei non deve uccidersi. C'è speranza andata via finché l'ultimo minuto ha
venga; ed io La prometto che, per la mia parte, io non sarò scoraggiato fino a che
quel ultimo minuto. Ma io ho bisogno della Sua calma e la Sua fiducia."
"Io sarò calmo", lei disse, con un'aria pietosa.
"E fiducioso?"
"E fiducioso."
"Bene, mi aspetti. Io ora ritornerò in due ore da. Voglia Lei viene
con noi, M. Dutreuil?"
Come loro stavano avanzando nella sua macchina, lui chiese al giovane:
"Conosce alcun piccolo, non frequentato ristorante, non troppo lontano in Parigi?"
"C'è il Brasserie Lutetia, sul terra-pavimento della casa in che io
viva, sul des di Luogo Ternes."
"Capitale. Quello sarà molto abile."
Loro parlarono appena sul modo. Comunque, Renine disse a Gaston Dutreuil:
"Quindi come io ricordo, i numeri delle note sono conosciuti, non sono?"
"Sì. M. Guillaume aveva digitato i sessanta numeri nel suo tasca-libro."
Renine mormorò, un momento più tardi:
"Quello è dove le bugie di problema intere. Dove sono le note? Se noi potessimo posare
le nostre mani su loro, noi dovremmo sapere tutto."
Al Brasserie Lutetia era un telefono nella stanza privata dove
lui chiese ad avere pranzo servito. Quando il cameriere l'aveva lasciato con in pace
Hortense e Dutreuil, lui prese in giù il ricevitore con un'aria risoluta: