Capitolo 25
Quattro giorni dopo che lei aveva stabilito in giù a Parigi, Hortense Daniele fu d'accordo
incontri Principe Renine nel Bois. Era una mattina gloriosa e loro si sedettero
sul terrazzo del Ristorante Imperiale, un piccolo ad un lato.
Hortense, mentre sentendosi contento per essere vivo, era in un umore allegro, pieno di
grazia attraente. Renine, affinché non lui dovrebbe spaventarla, si frenò da
alludendo al patto nel quale loro erano entrati al suo suggerimento.
Lei gli disse come lei aveva lasciato La Mareze e detto che lei non aveva sentito
di Rossigny.
"Io ho", Renine detto. "Io ho sentito di lui."
"Oh?"
"Sì, lui mi spedì una sfida. Noi lottammo contro un duello questa mattina. Rossigny ottenne
un graffio nella spalla. Quello finì il duello. Parliamo di qualche cosa
altro."
Non c'era nessuna ulteriore menzione di Rossigny. Renine subito espose
Hortense il piano di due imprese che lui aveva in vista ed in che lui
offerto, senza il grande entusiasmo, lasciare suo divida:
"L'avventura più eccellente", lui dichiarò, "è che che noi non prevediamo. Esso
viene all'improvviso, non annunciato; e nessuno, salvi gli iniziarono, comprende
che un'opportunità di agire e spendere le energie di uno è a portata di mano vicina.
Doveva subito essere afferrato. L'esitazione di un momento può volere dire che noi anche siamo
in ritardo. Noi siamo avvertiti da un senso speciale, come quello di un segugio-cane da caccia che
distingue il profumo corretto da tutti gli altri quella croce esso."
Il terrazzo stava cominciando a riempire su circa loro. Alla prossima tavola seduta
un giovane che legge un giornale. Loro erano capaci vedere suo insignificante
profilo ed il suo baffi lungo, scuro. Da dietro a loro, attraverso un aperto
finestra del ristorante, venne agli sforzi distanti di un nastro; nell'uno di
le stanze che alcune coppie stavano ballando.
Come Renine stava pagando per i rinfreschi, il giovane col lungo
baffi soffocò un uggiolare e, in una voce soffocante, chiamò uno dei camerieri:
"Cosa devo Le?... Niente cambio? Oh, il buon Dio, affretti!"