Capitolo 90
Tjaelde. Ma cosa vuole lui per fare? A posi tutte le sue schede su
la tavola, e così li rovina e gli altri?
Valborg. Sì, lui dovrebbe prendere ogni concernito nel suo
fiducia.
Tjaelde. Bah! In quel caso noi dovremmo vedere milli fallimenti ogni
anno, e le fortune persero dappertutto uno dopo l'altro! No, Lei
abbia una testa di livello, Valborg, ma le Sue idee sono strette. Guardi qui,
dove sono i giornali? (SIGNE che sta parlando riservatamente
a HAMAR sulla veranda, viene in avanti.)
Signe. Io li portai in giù al Suo ufficio. Io non seppi Lei volle dire
stia in qui.
Tjaelde. Oh, infastidisca l'ufficio! Per favore li recuperi per me. (SIGNE
va fuori, seguito da Hamar.)
La Sig.ra Tjaelde (in un tono basso a VALBORG). Perché non La vuole mai
ascolti Sua madre, Valborg? (VALBORG va fuori alla veranda;
magro sull'orlo di lui, con la sua testa sulle sue mani ed occhiate
fuori.)
Tjaelde. Io penso che io cambierò il mio cappotto. Oh no, io aspetterò fino a
cena-tempo.
La Sig.ra Tjaelde. Cena! E qui io ancora sto sedendo qui!
Tjaelde. Stiamo aspettandoci alcuno uno?
La Sig.ra Tjaelde. Sì, ha dimenticato?
Tjaelde. Chiaramente, sì.
La Sig.ra Tjaelde (andando fuori). Cosa sulla terra è io per ordinare?
(TJAELDE viene in avanti appena lui è da solo, si siede su una sedia
con un'espressione stanca, molestata, e seppellisce la sua faccia nelle sue mani
con un sospiro. SIGNE e HAMAR ritornano, lei che porta alcuni
giornali. HAMAR sta andando di nuovo fuori alla veranda, ma SIGNE
lo tira di nuovo.)
Signe. Qui Lei è, padre. Ecco--
Tjaelde. Cosa? Chi?
Signe (stupito). I giornali.
Tjaelde. Ah, sì. Me li dia.(Li apre affrettatamente. Loro sono
carte quasi sempre straniere nelle quali lui analizza i soldi articoli uno
dopo un altro.)
Signe (dopo una conversazione bisbigliata con HAMAR). Generi!
Tjaelde (senza guardare su dalle carte). Bene? (A lui,
oscuramente.) In giù di nuovo, sempre in giù!
Signe. Hamar ed io vogliamo andare di nuovo così molto in città da Zia