Capitolo 68
e più distante.
"Mi dia la Sua mano. È ora ora girare di nuovo."
"Solo uno più pendio", lei rise. "Quella cresta sopra di noi. Poi noi vogliamo
costituisca casa." E la sua voce bassa mescolò piacevolmente col fare le fusa di
il loro sci. Suo proprio sembrato aspro e brutto da paragone.
"Ma io non sono venuto mai prima così alto. È glorioso! Questo mondo di
neve silenziosa e chiaro di luna--e _you_. Lei è un bambino della neve, io
imprecazione. Mi permetta di venire su--più vicino--vedere la Sua faccia--e tocca Suo poco
mano."
La sua risata gli rispose.
"Venga! Un poco più alto. Noi siamo piuttosto da solo qui insieme."
"È magnifico", lui pianse. "Ma perché nascose via così lungo? Io ho
guardato e lo cercò invano sin da allora noi pattinammo--" lui stava andando
dire "dieci giorni fa", ma la memoria accurata di tempo era andata da
lui; lui non era sicuro se era giorni o anni o minuti. Il suo
pensieri di terra furono cosparsi e furono confusi.
"Lei mi cercò nei luoghi sbagliati", lui sentì suo mormori solo su
lui. "Lei guardò in luoghi dove io non vado mai. Alberghi e case mi uccidono.
Io li evito." Lei rise--una multa, strida, piccola risata ventosa.
"Io li aborrisco anche--"
Lui si fermò. La ragazza era venuta improvvisamente piuttosto vicino. Un alito di ghiaccio
passato attraverso la sua molta anima. Lei l'aveva toccato.
"Ma questo raffreddore terribile!" lui gridò, bruscamente, "questo raffreddore gelato che
mi prende. Il vento sta sorgendo; è un vento di ghiaccio. Venga, ci permetta di girare...!"
Ma quando lui immerse in avanti tenerla, o almeno guardare, la ragazza
fu andato di nuovo. E qualche cosa nel modo lei sostenne alcuni piedi là
oltre, e fissò così costantemente in giù nei suoi occhi in silenzio, fece
lui il brivido. Il chiaro di luna era dietro a lei, ma in del modo dispari lui poteva
non focalizzi vista sulla sua faccia, anche se così vicino. Il barlume di occhi lui
preso, ma tutto il resto sembrò bianco e nevoso come se lui guardò
oltre lei--fuori in spazio....