Capitolo 2
non aveva mano nel provocarlo. Chiaramente", lei aggiunse, dopo una pausa,
durante che i suoi occhi furono gettati in giù in pensiero profondo, "chiaramente è
meglio che lui è morto."
Lei emise questo con così evidente un senso della sua ovvietà come un
verità ovvia che nessuno di noi aveva il coraggio per affrontare la sua sorpresa
chiedendo ad un chiarimento. L'aria di mia madre di sorpresa quando alcuno di noi
andato male in alcun modo era molto terribile a noi. Un giorno, quando in un adattamento di
temperamento irritabile, io avevo preso la libertà per tagliare l'orecchio del bambino, lei
semplici parole, "John Lei mi sorprende!" apparso a me così acuto una riprovazione
che dopo che una notte insonne che io sono andato da lei in ferite lacere, e gettandosi
ai suoi piedi, esclamò: "Madre, mi perdoni per sorprenderLa." Così ora
noi tutti--incluso l'uno-eared il bambino--il feltro che terrebbe le questioni
più liscio accettare senza domanda l'asserzione che era migliore,
in qualche modo, per nostro caro padre per essere morto. Mia madre continuò:
"Io devo dirgli, i miei bambini che in un caso di improvviso e misterioso
morte la legge costringe il Coroner a venire e tagliare il corpo in pezzi
e li sottopone ad un numero di uomini che, li avendo ispezionati, pronunci
la persona morto. Per questo il Coroner trova una grande somma di soldi. Io desidero
evitare quella formalità dolorosa in questo esempio; è uno che mai
aveva l'approvazione di--dei resti. John"--qui mia madre la girò
faccia di angelo a me - "Lei è un giovanotto colto, e molto discreto. Lei ha
ora un'opportunità di mostrare la Sua gratitudine per tutti i sacrifici che
la Sua istruzione ha comportato sul resto di noi. John, vada e rimuova il
Coroner."
Inesprimibilmente si dilettò da questa prova della fiducia di mia madre, e da
l'opportunità di distinguersi da un atto col quale ha quadrato mio naturale
disposizione, io mi inginocchiai di fronte a lei, portai la sua mano ai miei labbra e bagnai
esso con ferite lacere della sensibilità. Prima cinque che pomeriggio che io avevo