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La Commedia di Jervaise

J. D. (John Davys) Beresford

Capitolo 38


Io cambiai immediatamente piacevolmente il mio tono in risposta a quello nota umana.

"Io posso sbagliarmi completamente, chiaramente", io dissi. "Io spero a bontà che io sono. Da
il modo, sa se lei ha preso alcun bagaglio con lei?"

"Non può essere sicuro", disse Jervaise. "Olive sta guardando e là non ha fatto
sembri essere qualsiasi cosa perdendo, ma noi non abbiamo idea che cose lei portò
in giù da città con lei. Se lei stesse facendo in anticipo piani..."

Noi uscimmo del legno a quel punto nella nostra discussione, e pressocché al
stesso momento che l'ultima barriera di nube è scivolata via da di fronte alla luna.
Lei era nel suo secondo trimestre, e sembrava stessero rotolando indolentemente in giù
verso l'orizzonte, la posa intera della scena che le dà l'effetto di
essendo mezzo-disteso.

Io girai e guardai a Jervaise e lo trovò affrontandomi col pieno
luce della luna sulla sua faccia. Lui stava aggrottando le ciglia, non col dominante
cipiglio del consiglio che interroga, ma con un perplesso, chiedendo
cipiglio che ha rivelato tutto il ragazzo in lui.

Una volta ad Oakstone lui aveva in un serio raschi quell'aveva cominciato in
spacconeria e finì da un fallimento pubblico. Lui aveva affogato una trota dal
acque di un possidente di neighbouring a che aveva dato il benvenuto l'opportunità
si faccia più che di solito deplorevole. E nella mattina prima
il suo fallimento, Jervaise era entrato nel mio studio ed aveva confessato a me che lui
stava temendo la prossima prova. Lui non aveva paura del dolore fisico, lui
mi detto, ma della vergogna della cosa. Noi eravamo vicini ad amici convenienti
quella mattina. Lui confessò a nessuno ma me. Ma quando l'affare era
su--lui si sopportò molto bene--lui riprese i suoi aspetti soliti della superiorità,
e mi rampognò quando io tentai di simpatizzare con lui.

Ed io vidi, ora, solo lo stesso di ragazzo tema e perplessità che io avevo visto
quando lui fece la sua confessione a me ad Oakstone. Lui guardò a me, davvero,
assurdamente immutato dai sedici anni che aveva disgiunto i due
esperimenta.
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