Capitolo 66
Comunque, questo dolore che lui non era capace di spiegare per, crebbe una volta o
due volte molto acuto. L'infastidì; e lui tentò di ricordare come, e
quando, lui si sarebbe potuto ferire così severamente, ma senza il successo.
A lungo la pagina di fronte a lui girò da giallo per rendere grigio, e c'era
suoni di ruote nella strada sotto. Era quattro. Marriott
si inclinato di nuovo e sbadigliò prodigiosamente. Poi lui disegnò di nuovo le tende. Il
temporale si era abbassato ed il Castello Rock fu avvolto in nebbia. Con
un altro sbadiglia lui girò via dalla prospettiva cupa e preparato a
dorma il rimanendo quattro ore fino a colazione sul sofà. Campo era
inspirando pesantemente ancora la prossima stanza, e lui punta-fece la punta ad attraverso prima
il pavimento per dare un altro sguardo a lui.
Sbirciando cautamente rotondo la porta schiusa il suo primo sguardo precipitò su
il letto ora chiaramente discernibile nella luce grigia di mattina. Lui fissò
sodo. Poi lui si strofinò gli occhi. Poi lui si strofinò di nuovo gli occhi e spinta
la sua testa più lontano rotondo l'orlo della porta. Con occhi fissi lui fissò
più sodo ancora, e più sodo.
Ma non fece affatto differenza. Lui stava fissando in una stanza vuota.
La sensazione di paura che lui aveva sentito quando Campo apparve su prima il
scena ritornò improvvisamente, ma con molta più grande forza. Lui divenne
anche, consapevole che il suo braccio sinistro stava battendo violentemente e stava causando
lui il grande dolore. Lui stette in piedi, mentre chiedendosi, e fissando, e tentando di raccogliere
i suoi pensieri. Lui stava tremando da testa a piede.
Da un grande sforzo della volontà lui lasciò l'appoggio della porta e camminò
spedisca audacemente nella stanza.
Là, sul letto, era l'entusiasma di un corpo, dove Campo era giaciuto e
dormito. C'era il marchio della testa sul cuscino, ed il disdegni
rientranza al piede del letto dove gli stivali erano rimasti sul
counterpane. E là, più chiaramente di mai--per lui era più vicino a lui--era