Capitolo 43
esso in Natura e la solitudine, sebbene invano.
La credenza panteistica del Manicheans che tutte le cose, spari, aria,
annaffi, ecc., era vivo, che fichi piansero quando loro furono scelti ed il
capannone di albero di madre ferite lacere lattee per la perdita di loro, che tutto in
cielo e terra erano una parte della divinità, gli diede nessun conforto; era
piuttosto il Dio personale dei Salmi di che lui vide nell'ordinazione
Natura.
L'elemento cosmologico in teismo non è stato mai più una meraviglia
espresso che nelle sue parole:
Io chiesi alla terra, e lei disse: 'Io non sono Lui', e tutte le cose
quello è in lei confessi lo stesso. Io chiesi al mare ed il
profondità e cose striscianti, e loro risposero: 'Noi non siamo thy
Dio, cerchi più alto.' Io chiesi il respiro affannoso soffia, e l'intero
distesa di aria coi suoi abitanti fece risposta: 'Anaxagoras era
a colpa, io non sono Dio.' Io chiesi al cielo, il sole, la luna il
stelle, e con una voce forte loro esclamarono: 'Lui ci fece.' Mio
domanda era l'enquiry del mio spirito, la loro risposta era il
la bellezza della loro forma.
In un altro luogo:
Non con incerto ma con coscienza sicura, Dio, io amo
Thee. Ma vede, mare e cielo e tutte le cose in loro da tutti
lati mi dicono che io devo amare Thee, né loro cessano dare
tutti gli uomini questa comunicazione, così che loro sono senza scusa. Cielo e
terra parla agli encomi di Thy sordi: quando io amo Thee, io non amo
la bellezza di forma, né la brillantezza di luce; ma quando io amo il mio Dio, io
ami la luce, la voce, la dolcezza, il cibo, l'abbraccio
della mia anima intima. Quello è quello che io amo quando io amo il mio Dio.
L'interesse di Augustine in Natura era così religioso. Alla stessa durata,
l'influenza calmante di boschi quieti non era ignota a lui.
La somiglianza ed unlikeness tra il Cristiano e punti di pagano
di vista è molto chiaro nella corrispondenza tra Ausonius, il
poeta del Moselle, e Paulinus, Vescovile di Nola; ed il profondo