Capitolo 34
Gregory di Nyssa loda di nuovo l'ordine e lo splendore di Natura e
il suo Creatore nel Vecchio stile di Testamento: 'Vedendo l'armonia dell'intero,
di si chiede in cielo ed in terra, e come gli elementi di cose,
sebbene mutuamente contrario, è tutti da Natura saldata insieme, e fa
per un scopo attraverso un certo intercommunion indefinibile.'
Col pathos di Lavoro lui piange:
Chi ha sparso fuori la terra ai miei piedi?
Chi ha fatto la ditta di cielo su me come una cupola?
Chi porta il sole come una torcia di fronte a me?
Chi spedisce primavere nelle ravine?
Chi prepara il percorso delle acque?
E che dà l'ala il mio spirito per quel volo alto in che io
lasci terra dietro ad e si affretti attraverso l'oceano largo di aria, sappia
la bellezza dell'etere, e si alza alle stelle ed osserva
tutto il loro splendore, e, non stando là, ma passando oltre
i limiti di cose mutevoli, comprenda Natura immutabile--il
Potere immutabile che è basato su lui, e piombi e
appoggi tutti che esistono?
Questo, con la sua oscillazione marcatamente poetica è come sorprendentemente il
passaggio nel _Phaedo_ di Platone, dove dice Socrate: 'Se alcuni uomini potessero
arrivi al limite esteriore o prenda le ali di un uccello e venga a
la cima, poi come un pesce che mette la sua testa fuori dell'acqua e
vede questo mondo, lui vedrebbe un mondo oltre; e se la natura di
uomini potrebbero sostenere la vista, lui ammetterebbe che questo altro
mondo era il luogo del vero cielo e la vera luce ed il
vera terra.' Ma anche il pensiero che l'ordine e lo splendore di
Natura testimoniò ai poteri eterni che l'avevano creata, non era
strano ai greci, come Aristotele prova nei commenti che Cicerone
preservato a noi nel suo trattato _On la Natura del Gods_.
Bene poi faceva Aristotele osservi: 'Se c'erano uomini cui le abitazioni
era stato sotterraneo sempre, nelle grandi e spaziose case, adornò
con statue e ritratti, finì con tutto che loro chi
è reputato felice abbondi con, e se, senza mescolare per questo motivo da,