Capitolo 25
manzo--quale io assomiglio a completamente come molto--appartenendo a della famiglia povera?"
"In quel caso", rispose l'uomo, prontamente "io dovrei portarLa a mio
dispensa, il mio buon individuo."
"Ma se io fossi un sacco di oro, Lei pensa che Lei mi troverebbe molto
oneroso?" detto il carico.
"Una grande quantità dipenderebbe", era la risposta, "su chi Lei accadde
appartenere a; ma posso dire io, generalmente, quel oro sulle spalle
è meravigliosamente luce, in considerazione del peso di lui."
"Veda", detto il carico, "la follia di umanità: loro non possono percepire
che il _quality_ dei carichi della vita è una questione di no
importanza. La domanda di libbre ed once è l'unica
la considerazione di alcun vero peso."
LVII.
Un fantasma che soddisfa un genie, una notte invernale, detta a lui:
"Tempo estremamente molestando, amico. Desideri io avevo dei denti a
chiacchieri!"
"Lei non ha bisogno di loro", detto l'altro; "Lei può chiacchierare quelli sempre
di altre persone, mostrandosi soltanto. Per la mia parte, io dovrei essere,
contenti con del lavoro di luce: erigerebbe un palazzo conveniente,
trasporti una principessa di peso leggero, minacci un piccolo zoppo--o lavori
di qualche genere. Quali sono le prospettive del raccolto sciocco?"
"Per i prossimo pochi milli anni, molto buono. C'è un genere di cosa
Letteratura chiamata che entra brevemente, e farà la nostra fortuna. Ma
sarà molto cattivo per Storia. Bestemmi questo ornamento di fantasma! Il più
Io lo raggruppo circa me il più freddo io ottengo."
"Quando la Letteratura ha fatto la nostra fortuna", ghignò il genie, "io presumo
Lei acquisterà abbigliamento di materiale."
"E Lei", ribattè il fantasma, "sarà capace reclamizzare per
lavoro permanente ad un salario fisso."
Questa favola mostra la differenza fra il super naturale ed il
naturale "super": l'appare nel resoconto, l'altro non fa.
LVIII.
"Mi permetta di aiutarLa su nel mondo, signore" detto un ragazzo ad un
testuggine viaggiante, mettendo un carbone ardente sull'animale ritorna.