Capitolo 49
poco a dividendo. Ultimi vennero allo scuola-padrone, silenziosamente prese Oyvind
ed i suoi genitori dalle mani, e fece un segnale per cominciare per casa; lui
voluto accompagnarli. I quattro erano insieme ancora una volta, e questo
doveva essere l'ultima sera. Sul cammino verso casa loro soddisfecero molti altri che
preso permesso di Oyvind e gli augurò buon fortuna; ma loro non avevano altri
conversazione finché loro si sedettero insieme sulla famiglia-stanza.
Lo scuola-padrone tentò di tenerli nei buon spiriti; il fatto ora era
che il tempo era venuto loro tutti si restrinsero dai due anni lunghi di
separazione, per su a questa volta loro non era stato diviso mai un singolo
giorno; ma nessuno di loro l'ammetterebbe. Il più tardi crebbe il più
Oyvind abbattuto divenne; lui fu costretto per andare fuori a recuperare il suo
calma un piccolo.
Era ora e là imbrunisca era suoni strani nell'aria. Oyvind
rimasto stando in piedi sulla porta-passo che guarda fisso diretto verso l'alto. Dal sopracciglio del
rupe lui sentì poi il suo proprio nome chiamato, piuttosto leggermente; era nessuno
inganno, per lui fu ripetuto due volte. Lui guardò su e debolmente
distinto una forma femmina acquattandosi tra gli alberi e guardando
in giù.
"Chi è?" chiesto lui.
"Io sento Lei sta andando via", detto una voce bassa, "così io dovevo venire a Lei
e dice buono-da, come Lei non verrebbe a me."
"Caro io! È che Lei, Marit? Io verrò su a Lei."
"No, preghi non faccia. Io ho aspettato così lungo, e se Lei viene io dovrei avere
ancora aspettare più da molto; nessuno sa dove sono io ed io devo affrettare casa."
"Era gentile di Lei per venire", disse lui.
"Io non potevo nascere a Lei abbia permesso così, Oyvind; noi abbiamo saputo ognuno
altro siccome noi eravamo bambini."
"Sì; noi abbiamo."
"Ed ora noi non abbiamo parlato all'un l'altro per metà un anno."
"No; noi non abbiamo."
"Noi dividemmo così stranamente anche, quella durata."
"Noi facevamo. Io penso che io devo venire su a Lei!"