Capitolo 42
fluito più calmamente, ma lui né sfidò occhiata a lui chi interrogò né
risposta.
"Questo, Oyvind è stato un compenso bene-meritato. Lei non ha
studiato da amore della Sua religione, o dei Suoi genitori; Lei ha
studiato dalla vanità."
C'era silenzio nella stanza dopo ogni frase lo scuola-padrone
emesso. Oyvind sentì il suo sguardo fisso che rimane su lui, e lui squagliò e crebbe
l'umili sotto.
"Con tale collera nel Suo cuore, Lei non poteva venire in avanti a fare
un'alleanza col Suo Dio. Pensa che Lei poteva, Oyvind?"
"No", il ragazzo balbettò, così come lui era capace.
"E se Lei stesse in piedi con gioia vana, su essendo numero uno là La
non sta venendo in avanti con un peccato?"
"Sì, io devo", Oyvind bisbigliato, ed i suoi labbra vibrarono.
"Mi ama ancora, Oyvind?"
"Sì; " qui lui guardò su per la prima volta.
"Poi io gli dirò che era io in giù chi aveva messo; per io sono molto
affettuoso di Lei, Oyvind."
Gli altri guardarono a lui, lampeggiò molte volte, e le ferite lacere rotolarono
in giù in successione rapida.
"Non è dispiaciuto a con me per quello?"
"Nessuno; " lui sembrò su pieno nella faccia dello scuola-padrone, anche se la sua voce
fu soffocato.
"Il mio caro bambino, io gli starò vicino finché io vivo."
Lo scuola-padrone aspettò Oyvind finché i secondi avevano raggruppato
insieme i suoi libri, poi disse che lui l'avrebbe accompagnato casa. Loro
camminato lentamente lungo. Per prima Oyvind era silenzioso e la sua lotta andò
su, ma gradualmente lui guadagnò il suo autocontrollo. Lui fu convinto che
quella che era accaduta era la migliore cosa che in alcun modo potrebbe avere
accaduto a lui; e prima che lui giunse a casa, la sua credenza in questo avuto
divenga così forte che lui diede grazie al suo Dio, e disse il
scuola-padrone così.
"Sì, ora noi possiamo pensare a portare a termine qualche cosa nella vita", detto il
scuola-padrone, "invece di giocare il fanatico di cieco-uomo ed inseguendo dopo