Capitolo 28
via da lui.
"Perché, Lei ha dormito un tempo lungo", disse sua madre che sedette accanto a lui
roteando. "Ora si svegli e faccia la Sua colazione; Suo padre già è
nella foresta legno penetrante."
La sua voce sembrò aiutarlo; lui colorò di rosa con un poco più coraggio. Il suo
madre senza dubbio stava pensando a lei i propri giorni che ballano, per lei sedette
cantando al suono della roteare-ruota, mentre lui si vestì
e fece la sua colazione. Il suo ronzio finalmente lo fece sorgere dal
tavola e va alla finestra; la stessa ottusità e depressione che lui aveva
sentito prima ora prese possesso di lui, e lui fu costretto per scovare
lui, e pensa a lavoro. Il tempo era cambiato, là era venuto un
poco copra di gelo nell'aria, così che quell'al quale aveva minacciato ieri
caduta nella pioggia, a-giorno venne in giù come nevischio. Oyvind porsi suo neve-getta,
un berretto di pelliccia, la giacca del suo marinaio e manopole, addio detto, e cominciò
via, con la sua ascia sulla sua spalla.
Neve precipitò lentamente, nei grandi, bagnati fiocchi; lui si affaticò su sulla configurazione di una costa
riduca ad una montagnola per trasformare nella foresta sulla sinistra. Mai prima,
inverno o estate, l'aveva scalato questa collina senza richiamare qualche cosa
quello lo fece felice, o a che lui stava guardando in avanti. Ora era un
smussi, passeggiata stanca. Lui scivolò nella neve di umidità, i suoi ginocchia erano rigidi,
o dalla festa ieri o dai suoi spiriti bassi; lui sentì quello
era del tutto finito con la costiero-collina per quel anno, e con lui,
per sempre. Lui desiderò ardentemente qualche cosa diverso come lui il threaded il suo modo in
fra le albero-tronco, dove la neve precipitò leggermente. Un spaventato
ptarmigan gridarono e starnazzarono via alcuni recinti, ma tutto
stette in piedi come se attendendo una parola che mai non fu parlata. Ma quello che il suo
le aspirazioni erano, lui non seppe distintamente, solamente loro concernerono
nulla a casa, nulla all'estero, né piacere né lavoro; ma piuttosto