Capitolo 10
Il suo colletto che afferra poi,
E lo tenne su, mentre ansando:
"Perché, Lei è lontano troppo debole!"
"Ehi!" parlato su Rasmus,
Randi equo che afferra poi;
"Venga, dia senza stuzzicare
Quel bacio. Oh! Lei sa!"
"No!" Randi risposto,
Ed inscatolandolo intelligentemente,
Gettò via, mentre piangendo acidamente:
"Ora prenda quell'e vada!"[1]
[Nota in calce 1: La traduzione di Auber Forestier.]
"Su, giovincelli!" pianto lo scuola-padrone; "questo è il primo giorno, così
Lei sarà lasciato via presto; ma prima noi dobbiamo dire una preghiera e dobbiamo cantare."
La scuola intera ora era viva; i piccoli popoli saltarono in giù dal
panche, subito corse attraverso il pavimento ed ogni raggio.
"Faccia tacere, i piccoli zingari, le giovani canaglie, animali di un anno!--ancora sia e passeggiata
esattamente attraverso il pavimento, i piccoli bambini!" detto lo scuola-padrone, e
loro succederono quietamente
fronte di loro e fece una preghiera corta. Poi loro cantarono; il
scuola-padrone avviò il motivo, in un basso profondo; tutti i bambini,
piegando le loro mani, congiunto in. Oyvind fu di fronte al piede, vicino il
porta, con Marit che guarda su; loro si agganciarono anche le mani, ma loro
non poteva cantare.
Questo era il primo giorno a scuola.
CAPITOLO III.
Oyvind crebbe e divenne un ragazzo intelligente; lui era fra i primi studiosi a
scuola, ed a casa lui era fedele in tutti i suoi compiti. Questo era perché
a casa lui amò sua madre ed a scuola lo scuola-padrone; lui vide ma
poco di suo padre che era sempre o fuori da pescando o era
facendo attenzione al mulino, dove mezzo la parrocchia aveva la loro macinazione.
Quello che aveva la più influenza sulla sua mente in questi giorni era il
la storia di scuola-padrone come la quale sua madre riferì a lui una sera
loro sedettero dal focolare. Affondò nei suoi libri, esso spinta stessa
sotto di ogni parola il raggio di scuola-padrone, appostò nel
scuola-stanza quando tutti ancora erano. Lo causò per essere obbediente e