Capitolo 80
La memoria della notte quando la chiesa scottò leaped nella sua mente,
facendolo girare istintivamente verso il corridoio ed il suo
il grembo di madre.
A quel momento un terzi uomini apparvero portare un grande serbatoio pieno di acqua
quale lui versò sull'uomo nel tombino. I secondi ottennero sui suoi piedi
e zoppicò di nuovo nella distilleria, sostenuta dai suoi due camerata.
Keith fu andato via dietro a, mentre tremando un piccolo e guardando fisso curiosamente al
testa che appende del carro pesante-cavallo che non aveva fatto il movimento di slightest
durante l'eccitamento precedente.
"Lui dovrà andare a letto", detto una voce sonnolenta alla sua spalla solo
poi.
Keith dondolò circa come se è toccato da un choc elettrico. Di fronte a lui lui vide
un altro piccolo ragazzo, apparentemente di sua propria età ma un poco più alto, e
luce-peloso si piaccia.
"Quello che è il Suo nome", Keith chiesto appena lui prese il suo alito.
"Johan", rispose impassibilmente l'altro, ma non ostile.
"Abbia Lei trovò un altro nome come me?"
"Il mio nome è Johan Pietro Gustafsson", era la replica data nel tono di
una lezione imparò dolorosamente.
"Dove vive?"
"Raddrizzi qui."
"Non in casa" nostra, Keith protestò.
"No, laggiù", Johan spiegò, mentre aguzzando alla piccola porta di lato
conducendo nel cortile di una delle case di angolo alla Banchina.
"Quale è Suo padre?" Keith continuò il suo interrogatorio.
"_Vaktmaestare_" disse indifferentemente Johan.
"Quindi è il mio", Keith pianse impazientemente. "Abbia Lei trovò una banca, anche?"
Johan scosse la sua testa come se incapace capire quello che volle dire Keith.
"Il mio popsey funziona laggiù" nell'ufficio, lui disse, "e noi viviamo accanto a
esso, e di notte io vado con popsey quando lui porta tutta la posta al
postoffice."
"Perché Lei lo chiama popsey", Keith chiesto, affascinato dalla parola nuova
e chiedendosi se lui sfidasse uso esso al suo proprio padre.
"Perché quello è quello che lui è", Johan dichiarò.