Capitolo 72
non fuori ma nella stanza, chiuda accanto a lui, che il Sig. Skale, infatti,
stava parlando con la donna di casa sorda in un minimo e modulò attentamente
tono--un tono che lei non poteva sentire possibilmente, comunque. Poi lui
scoprì che l'ecclesiastico non stava parlando davvero, ma ripetendo
il suo nome. Lui stava intonandolo. Crebbe in qualche genere di cantare canto liturgico, un
incantesimo.
"Sara Mawle... Sara Mawle... Sara Mawle..." attraversato il
alloggi come acqua. E, nella bocca di Skale, suonò come il suo proprio nome
aveva suonato--diverso. Divenne in del modo significativo--così
Spinrobin l'esprime sempre--grandioso, importante, no, anche augusto.
Divenne vero. Le sillabe condussero via il suo orecchio da loro normale
significato--via dall'esterno verso l'interno. Suo all'ordine del giorno mentale
ritratto delle lettere mere SARAHMAWLE scomparve e fu unito in
qualche cosa altro--in qualche cosa vivo quello pulsò e si mosse con
vibrazioni di suo proprio. Per, col suono esterno là crebbe un altro
interno, che finalmente divenne separato e distinto.
Ora Spinrobin era bene consapevole che la ripetizione continuata di uno è propria
nome può incitare stesso-ipnotismo; e lui seppe anche che la reiterazione di
il nome di un oggetto finisce facendo che oggetto scompare dalla mente.
"Senape", ripetè indefinitamente, viene a non avere affatto significato. Il
gocce di mente dietro al simbolo mero del suono in qualche cosa che è
inintelligibile, se non insignificante. Ma qui era insieme un altro
si importi, e dal torrente di parole e similitudini lui usa per descriverlo,
questo--una mistura curiosa della vividezza e confusione--apparentemente è quello che lui
testimoniato:
Per, come la voce risonante dell'ecclesiastico emettere continuò quietamente il
chiami, qualche cosa gradualmente passò nell'aspetto del vecchio materno
donna di casa che non era certamente là prima, non visibile almeno,
agli occhi del segretario. Dietro al coprire carnale del corpo, fra